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Pubblicato da Giuseppe Luscia



Avere un account su un social network può essere una tortura.

Come dice Jeremy Rifkin nel suo ultimo “La civiltà dell'empatia” questi strumenti di interconnessione stanno contribuendo ad espandere a livello globale, se non un vero senso di empatia, almeno quello che lui chiama il senso di disagio empatico. In sostanza se è vero che siamo lontani dalla capacità di immedesimazione nello stato d'animo di un altro soggetto, e quindi di comprensione dello stesso (la vera e completa empatia) quando questa è dall'altra parte del globo, è altrettanto vero che la visione della sofferenza dell'altro ci mette a disagio, ci fa star male, ci ferisce. Le ricerche sui neuroni specchio hanno dato a questo fenomeno una spiegazione anche su basi biologiche: una parte del nostro cervello è fatta apposta per provare su di noi quello che provano gli altri.

E' la fiera degli orrori, venghino signori!!!

Si espone indifferentemente la sofferenza di qualsiasi tipo di animale, uomo compreso.

Una vetrina privilegiata per tutte le diverse forme di deviazione umana, dedite ad infliggere sofferenza per noia, sfida, diletto, usanze becere spacciate per tradizioni culturali e, non poteva assolutamente mancare, anche per forme agghiaccianti di piacere sessuale.

In questi giorni mi sto chiedendo fino a che punto bisogna spingersi nell'uso della 'pubblica piazza virtuale' per combattere queste aberrazioni. E devo ammettere che non riesco a trovare un punto di equilibrio soddisfacente.

Conoscere è importante. Di più, è fondamentale. Lavorare per creare consapevolezza è la missione più alta di tutte le iniziative che Dog's Soul porta avanti in materia di rapporto con gli animali. In questo senso una denuncia su Facebook diventa uno strumento insostituibile. Per esempio se sai che una fettina di vitello da latte comprata al supermercato è il frutto di una intera vita di sofferenza e di stenti per garantirti una carne più bianca....beh, se lo sai la fettina non te la mangi, scegli altro. E qui non si tratta di diventare tutti vegetariani, si tratta di conoscere per poter scegliere.

Ma davvero lo stillicidio di torture che vedo ogni giorno pubblicate fa bene alla mia consapevolezza? Guardo nell'elenco dei miei amici e penso: 'Chi di loro ha bisogno di questa ennesima dose di dolore? A chi giova?'. O sto forse, citando ancora Rifkin, solo contribuendo al loro affaticamento empatico. E si, perchè anche lo sforzo empatico consuma le nostre risorse emotive. Uno sforzo compensato da risorse che si rigenerano ma che, sempre secondo Rifkin, può anche asciugare la nostra capacità di passare dal disagio empatico (il dolore che proviamo nel vedere la sofferenza) all'empatia vera. E se succede, non sei più utile a nessuna causa.


Quando quello che vedi non serve più a denunciare o a creare consapevolezza, ma solo a mostrare tutto il male del mondo, allora c'è una sola via d'uscita: l'odio senza se e senza ma.

Sia ben chiaro, qui non si sta parlando di quali reazioni avremmo noi nel vedere direttamente qualcuno che tortura o uccide un animale. Io per primo e, sono certo, anche tutti quelli che leggono questo blog, sarei disposto a tutto o quasi per fermare un atto del genere, reagendo con rabbia e determinazione. E non sto nemmeno parlando di un senso di amore così alto che ti permette di offrire comprensione a chi, evidentemente disturbato, si macchia di certe atrocità.

Sto parlando dell'odio come reazione a un dolore che nemmeno riesci a capire, quello che ti fa dire 'a morte quello', 'torturiamo quest'altro' o peggio ancora, ti fa dubitare o ti nasconde la Bellezza.

Magari appena prima di sederti davanti allo schermo per assumere la tua dose quotidiano di sofferenza sei passato di fianco al tuo cane e non hai visto che miracolo è il fatto che dorma ai piedi del tuo letto. Oppure hai aperto le finestre e quello che hai sentito provenire dall'albero di fronte non ti è sembrato un bel canto, ma solo rumore. Passiamo indifferenti davanti a infinite meraviglie e ci sembra normale, viviamo la bellezza con assoluta indifferenza.

Anche questa indifferenza è una atrocità degna di denuncia e ne siamo un po' tutti colpevoli. La testimonianza di cui farsi portatori non è quella degli epuratori del male ma, piuttosto, quella degli amanti intransigenti del bello e del buono che, io credo, ha dimensioni enormemente più grandi delle atrocità che vediamo pubblicate. Basta voler vedere!!!

Qualche tempo fa sono finito su questo video che merita di essere visto fino in fondo. Ne cito una frase perchè è un incredibile ricostituente per chi è stanco della sofferenza.


Si pensa a volte che nel mondo c'è talmente tanto orrore che un po' più o un po' meno non fa niente.

NON E' VERO!!!!!”

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