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Pubblicato da Giuseppe Luscia




La natura non produce categorie e dualismi, è sempre un susseguirsi fluido e continuo


queste sono semplificazione di cui abbiamo bisogno per orientarci nel mondo ma sono pura illusione, basta un attimo e ti accorgi che non esiste nessuna ragione vera per organizzare la propria vita ed il proprio pensiero secondo queste categorie


ancora peggio, la grande illusione produce spesso storture, soprattutto quando con categorie e dualismi pretendiamo di incasellare la vita, la nostra e quella degli altri. E’ il modo, per esempio, con cui rendiamo noi stessi misura del buono e del giusto


Animalista e non animalista: ecco un esempio.


Animalista è buono

Non animalista è cattivo


Piacerebbe molto anche a me che fosse tutto così semplice ma purtroppo non è così.


Perché mai dovrei pormi il problema? Per scelte e sensibilità personali ricado più nella prima categoria (quella dei buoni) che nella seconda (quella dei cattivi), cosa c’è di male nello stare dalla parte dell’assoluta ragione? E’ così comodo...


E’ comodo si, e, purtroppo, è anche assolutamente inutile se lo scopo è quello di perorare la propria causa e incidere sul pensiero di chi non la pensa allo stesso modo


Ho imparato in questi ultimi anni che ‘giudicare’ e ‘influenzare’ non vanno d’accordo. Nel momento stesso in cui giudichi qualcuno o qualcosa lo fai inevitabilmente sulla base dei tuoi valori e delle tue convinzioni. In quell’istante esatto ti sei giocato la possibilità di influenzare quel qualcuno o quel qualcosa. Nella convinzione di difendere un principio hai eretto l’ennesima barriera, più utile a difendere te stesso con la veste del buono che a procedere nella direzione sperata.


Con questa stortura il tema dei diritti degli animali diventa un tema per (soli) animalisti.


Non è così, o almeno mi piacerebbe che non fosse così.


La difesa dei diritti degli animali DEVE diventare un tema di civiltà, non può e non deve rimanere una bandiera all’ombra della quale procedere con la propria guerra.


E allora, seguendo un approccio un pò più laico, vorrei sollevare alcuni elementi che mi sembrano appunto, rispondere più ad un principio di civiltà che ad una particolare sensibilità.


L’estensione dei diritti, che a qualcuno continua ad apparire come un tema minore, ha interessato, prima degli animali, uomini, donne e bambini.


L’assenza di diritti per l’uomo che sta iscritta nella schiavitù è cosa recente e il fatto che non si possa privare un uomo della libertà ha colpito gli schiavisti esattamente come oggi qualcuno si stupisce che ci sia chi sostiene che un circo che detiene animali è un’aberrazione


L’infanticidio era la norma in epoca greco-romana, dove era dettato comune ‘esporre un infante deforme o malaticcio agli elementi abbandonandolo in un bosco perché morisse’. La consapevolezza dell’abominio di questa pratica ha colpito e stupito gli uomini di allora esattamente come oggi qualcuno si stupisce che ci sia chi sostiene che un cucciolo malato o fuori standard non può essere soppresso.


Bambini e donne sono stati, ed in alcune parti del mondo sono ancora, alla completa disponibilità degli uomini capi famiglia. L’abuso era una norma. Ad esempio nell’antico testamento sta scritto:”Se un uomo ha un figlio testardo e ribelle, che non obbedisce benché castigato, allora lo condurrà dagli anziani della città. Questi lo lapideranno ed egli morirà; così verrò estirpato il male”


In Italia il delitto d’onore dava luogo a pene attenuate, questa tolleranza è durata fino al 1981.


Invariabilmente con fatica, la civiltà riconosce progressivamente diritti ai più deboli ma siamo, fortunatamente, su un percorso di progressiva estensione della coscienza empatica. Un percorso dal quale non si può retrocedere.


Non si tratta di un tema esclusivamente animalista. E’ la storia della civiltà che procede...


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