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Pubblicato da Giuseppe Luscia


Attraverso una interessantissima ricerca* del 2010 un gruppo di ricercatori inglesi ha dimostrato l'esistenza, nei cani, di una relazione fra i comportamenti correlati ai momenti di separazione (SRB – Separation Related Behaviour) e un approccio generale dei diversi soggetti studiati a previsioni orientate all'ottimismo o al pessimismo.

I risultati della ricerca mettono in evidenza che i cani che mostrano più disagio, con tutti i comportamenti ad esso correlati (vocalizzi, distruzioni, stati d'ansia, ecc), quando vengono lasciati soli in un ambiente nuovo, sono in generale 'affetti' anche da un atteggiamento pessimistico nei confronti di stimoli ambigui.

In sostanza i cani che se lasciati soli dimostrano di essere maggiormente in difficoltà, fanno in media previsioni più orientate al pessimismo.

Trovo i risultati di questa ricerca semplicemente MERAVIGLIOSI per almeno tre ragioni


  1. Dimostra che una aspettativa positiva nei confronti del futuro può condizionare e influenzare il comportamento generale, il mood, con cui il cane affronta ed interpreta le diverse situazione che incontra sulla sua strada, compresi (ma ovviamente non solo) i momenti di solitudine. In sostanza un cane che ha un approccio positivo alla vita è, oltre che un cane più felice (condizione quantificabile e misurabile anche nella biologia del cane) anche un cane maggiormente in grado di affrontare nuove sfide. Sportivi ed appassionati di performace, questo non vi dice nulla?

  2. Fornisce conferme e nuovi spunti agli educatori cinofili** che, spesso, hanno a che fare con cani che vivono con difficoltà momenti di separazione e solitudine. Pensate che la stessa ricerca dice che in UK, su una popolazione di 10 milioni di cani, fino al 50% manifestano in qualche fase della loro vita, situazioni di disagio legate alla separazione. Il messaggio generale è: “Non ti occupare solo del cane che abbaia o distrugge il divano. Piuttosto, fai in modo che il cane diventi un inguaribile ottimista”

  3. La ricerca ha interessato un gruppo di cani ospitati in due canili in UK. Lo sapevate che queste strutture in inglese vengono definite strutture di re-homing che, letteralmente, vuol dire strutture di 'ri-accasamento'? Non trovate che questo termine sia davvero una FIGATA PAZZESCA? E alle Università italiane e ai gruppi di ricerca sul comportamento mi viene da dire: “Perchè non siete ancora tutti in coda davanti alle porte di certe belle strutture di ri-accasamento a chiedere per piacere di poter lavorare in partnership?”


* Michael Mendl, Julie Brooks, Christine Basse, Oliver Burman, Elizabeth Paul, Emily Blackwell and Rachel Casey. Dogs showing separation-related behaviour exhibit a ‘pessimistic’ cognitive bias. Current Biology, Volume 20, Issue 19, R839-R840, 12 October 2010

** Presupporre la capacità di proiezioni sul futuro è elemento irrinunciabile dell'approccio cognitivo all'educazione del cane. Il che vuole anche dire che per proporre un approccio di questo tipo occorre qualcosa di più di un sacchetto di bocconcini legato alla cintura

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