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Pubblicato da Giuseppe Luscia

Cosa NON ho imparato in ThinkDog


NON ho imparato che la dominanza non esiste. La sua esistenza, con la sua corretta definizione, con la giusta interpretazione, con il valore da attribuire alle ricerche etologiche che ne hanno stabilito confini e caratteristiche, sono state parte di quello che ThinkDog ha cercato di darmi durante la mia formazione. Si, alcuni usi strumentali del concetto di dominanza sono stati messi in discussione quando questi usi cercano di giustificare pratiche violente nell'educazione del cane.
 
NON ho imparato che il cane deve poter fare quello che vuole e che le regole non esistono. L'importanza delle regole e la loro funzione 'armonizzante' all'interno di un gruppo sociale mi hanno tenuto impegnato, e per l'ennesima vola, giusto ieri, con una delle mie docenti che da anni (dopo aver fatto esposizioni, ricerca, UD, soccorso e forse qualcos'altro che si è dimenticata di raccontarmi) studia e si occupa in ThinkDog di programmi educativi per cuccioli. Questa persona, per inciso, si chiama Daniela Malagoli 
 
NON ho imparato che i cani sono tutti uguali e che l'unico 'modello caratteriale' tollerabile è quello del 'Golden pistolone'. Adattare programmi educativi sulla base delle caratteristiche personali di ogni soggetto è stato il punto centrale di tutta la mia formazione. A volte questo è stato anche frustrante perchè mi ha fatto dire “ma come, non mi dai una soluzione buona per ogni situazione?!?!?!” ma mi ha fatto scoprire il valore delle capacità di osservare e calibrare che oggi sono il mio primo interesse (e lo sanno tutti quelli che hanno la sfortuna di ascoltarmi quando parlo di cani).
 
NON ho imparato che al cane non bisogna mai chiedere nulla. Ho piuttosto imparato una cosa che in altri corsi, tenuti da altri dei miei Maestri, ho sentito chiamare “fare domande educate” che mi sembra uno splendido modo per esprimere il concetto. Mi è stato rivelato in modo chiaro che sta sempre a noi decidere cosa, come, quando e quanto quel cane può dare, se quello che chiediamo è buono o no fissando obiettivi che tengano sempre in considerazione i bisogni del cane, del compagno umano e dell'ambiente esterno al binomio.

NON ho imparato che si ottiene del buono in cinofilia giocando con i termini. Devo invece ai miei genitori ed alla loro raccomandazione 'ma ti sembra il modo di esprimerti?!?!?!?' una particolare attenzione all'uso delle parole.

C'è una cosa che invece HO imparato in ThinkDog ed è che è meglio dedicare le proprie energie a fare delle cose per gli altri che sprecarle a contrastare gli altri e a questo insegnamento cerco di attenermi il più possibile. Però la mistificazione e la menzogna qualche volta devono pur essere costrette a confrontarsi con la realtà.

Io non lo so se la cinofilia ha bisogno di qualche Nuovo Salvatore, forse si. Ma chi si accredita di questo ruolo, dall'alto di una indubbia e consolidata esperienza, ha il dovere di Verità prima di tutto.

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