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Pubblicato da Giuseppe Luscia

Silenziose richieste di aiuto
Rubo dalla bacheca facebook di un'amica, sperando che non si offenda visto che nel pensiero che esprime c'è qualcosa di molto personale. Ma è talmente bello quello che dice che non ho resistito.

Questa amica...beh questa amica dovreste conoscerla anche voi...vi farebbe bene...
Io mica l'ho capita proprio del tutto; dietro certi suoi silenzi c'è qualcosa di affascinante, una elaborazione tutta interiore dei principi che condividiamo, qualche traccia delle fatiche che sta superando e tanta tanta bella luce che arriva forte e chiara.

Questa mattina pubblicava questo video

 
e lo commentava così:

"Ho meditato molto sulla "assenza di voce" durante la lunga e crudele malattia (prigionia?) di mio padre: il fatto che un essere umano o una qualsiasi creatura animale non urli o non abbia voce per esprimere il suo sentire non significa che non ha paura, non è spaventato o non sente dolore e nemmeno che è naturalmente "predisposto" a subire qualsiasi cosa...
Laddove non si può ascoltare con le orecchie, bisogna prestare attenzione con gli occhi e con il cuore. Ogni istante miliardi di silenziose richieste d'aiuto finiscono nel vuoto. E' davvero accettabile? E se capitasse a noi di non poter esprime la nostra paura, il nostro spavento? E se non potessimo chiedere aiuto?"

Che meraviglia! E' un pensiero vero, vivo, saggio. Brucia!
Mi ha fatto un po' mancare il fiato perchè è vissuto e doloroso...e non credo che sull'argomento si possa aggiungere altro.

Mi  sono però chiesto: a quante altre 'silenziose richieste d'aiuto' siamo sordi?

Dall'insensato e giornaliero strazio riservato agli animali può partire un percorso senza soluzione di continuità che arriva fino alle relazioni sociali di tutti i giorni, quelle che è più facile ritenere normali e importanti anche per chi non si occupa (o pre-occupa) della relazione con il resto del mondo animale

Certe 'sordità', alcune consapevoli, altre altrettanto colpevoli ma inconsapevoli, strisciano nelle relazioni fra le persone, le subiamo e le pratichiamo ogni giorno.

Hanno tutte un elemento in comune: causano o perpetuano l'altrui sofferenza.

Sono 'silenziose richieste d'aiuto' quelle delle persone che cercano da noi una parola di conforto senza avere il coraggio di dirlo.

Sono 'silenziose richieste d'aiuto' quelle delle persone che, in silenzio, soffrono di uno qualunque degli infiniti dolori della vita.

Sono 'silenziose richieste d'aiuto' quelle di chi non riesce a dire 'ho bisogno di te'.

Sono 'silenziose richieste d'aiuto' quelle di chi è solo.

Sono 'silenziose richieste d'aiuto' quelle di chi ha bisogno di una pacca sulla spalla e non sa dirlo.

Sono 'silenziose richieste d'aiuto' quelle di chi merita un 'Grazie' e non lo riceve
Anche alcune incomprensioni, alcune insuperabili distanze, a volte, sono solo 'silenziose richieste d'aiuto'

Ho spesso scritto che l'annullamento delle distanze da ogni 'altro' dovrebbe essere il principio su cui costruire le nostre azioni. Questo commento di Raffaella indica una via provata sulla propria pelle.

"Prestare attenzione con gli occhi e con il cuore"
 
Grazie Ra'